Tre possibili aspetti negativi sui Bitcoin

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Tre possibili aspetti negativi sui bitcoin

In un’epoca piena di mutamenti come quella che stiamo vivendo, non può che meritare un elevato risalto il tema delle criptovalute, un universo tutto da scoprire e in continua evoluzione.

L’immenso sviluppo che questo tipo di monete sta avendo ha portato all’attenzione dei più alcuni lati criptici e ancora in fase di studio: il sogno e l’ideale di riuscire a mettere in circolo nuove valute ha certamente dei fini nobili i cui behind the scenes sono, tuttavia, oggetto di forte discussione.
Vedremo 3 dei punti più dibattuti in tal senso.

Una moneta che non è una moneta.

Criptovalute: se non le tocchi con mano, non esistono. Si tratta di una delle tematiche che più spaventa chi, per motivi diversi, è legato alla classica materialità delle risorse economiche e dell’idea del poco, maledetto e subito. Un tema che è particolarmente sentito e molto banale ma insieme assai significativo e, infatti, riguarda tutti coloro che sono interessati all’acquisto di criptovalute ma vengono, in tal senso, frenati dal non poterli utilizzare nella vita di tutti i giorni; da questo punto di vista sarà decisamente interessante seguire eventuali sviluppi del mercato da parte di tutte quelle aziende – soprattutto e-commerce – che stanno aprendo alla possibilità di pagare tramite criptovalute. Il non poter possedere fisicamente dei bitcoin, chiaramente, è quindi intrinsecamente legato alla natura virtuale delle criptovalute tutte e ciò induce spesso alla cautela. Ma cosa succederà nel momento in cui aumenteranno le possibilità di pagare in bitcoin?


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«Il bitcoin è una bolla che finirà in tragedia.»

Questa frase, che altro non è che una citazione del Premio Nobel per l’economia Paul Krugman, è un perfetto specchio di quella che è una comune percezione nei confronti del mondo delle criptovalute. La dicotomia più profonda nell’approccio alla materia è quella che divide chi vede nel bitcoin l’occasione della vita e chi, invece, fiutandone un possibile approccio negativamente speculativo invita a una più moderata prudenza. Chi rientra in quest’ultima categoria addice come possibili minacce gli indici di eccessiva volatilità e le turbolente oscillazioni dei prezzi financo tra le varie piattaforme di acquisto. In ottica bolla è proprio ciò a preoccupare maggiormente, la mancanza di un ente di regolamentazione economica, quale è per la moneta reale una più comune banca.
Da questo punto di vista quindi il dibattito è apertissimo ed è tra chi vede nel
bitcoin un pericolo – ricordandone anche gli albori come sistema di pagamento nel deep web – e chi li percepisce come la moneta del futuro. Appartengono a quest’ultimo schieramento di opinionisti moderatamente più “positivi” personalità come Bill Gates, Peter Thiel e Richard Branson, che nel 2017 ospitò una tre giorni di convegno bitcoin nella sua isola privata.

Il bitcoin consuma più energia dell’Irlanda.

Quello legato al consumo energetico del mining di tutti il computer nel mondo è uno dei temi più sentiti da parte dei critici del mondo delle criptovalute. La “estrazione” delle criptovalute è compiuta attraverso algoritmi molto complessi e in continuo aggiornamento, con una necessità di energia molto elevata. Secondo il blog Digiconomist, se il bitcoin fosse uno Stato sarebbe – per dispendio energetico – il sessantunesimo al mondo, con una necessità più elevata di quella di paesi come Irlanda, Austria, Crozia e Ungheria. Questo è dovuto al bisogno di tecnologie sempre più innovative e sofisticate non solo per la produzione delle monete virtuali ma anche per la relativa protezione del sistema. Inoltre, essendo quello delle criptovalute un motore fondato sul networking, più aumentano i possessori e maggiore è la relativa urgenza di avere dei sistemi all’altezza della domanda e capaci di mantenere l’equilibrio.