Quanto consuma realmente il bitcoin?

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Quanto consuma realmente il bitcoin?

Nel mondo bitcoin uno dei temi più rilevanti agli occhi degli osservatori mondiali è quello legato al consumo energetico delle criptovalute.

In tal senso diversi sono stati i recenti studi inerenti il reale consumo da parte della criptovaluta, tutti fondamentalmente basati sul calcolo dell’energia necessaria per l’attività di mining, ossia il protocollo che permette di “estrarre” monete virtuali e poterne produrne di ulteriori.

Il ruolo delle server farm.

La creazione dei bitcoin ha necessità di avvenire tramite sistemi capaci di elevatissime potenzialità di calcolo, atti a sopportare un carico di lavoro mastodontico. Proprio per poter operare in queste condizioni sono nate delle vere e proprie fabbriche informatiche, dette server farm che sono, a tutti gli effetti, delle miniere di bitcoin. Se infatti agli albori bastavano dei comuni personal computer domestici oggi, con la diffusione globale del sistema delle criptovalute, si è reso necessario l’uso contemporaneo di più operatori che si dedichino in maniera esclusiva all’attività di mining. Per cercare di minimizzare i costi, diverse server farm sono inoltre nate in paesi dove il costo dell’elettricità è più basso: alcune delle più note farm europee sono infatti collocate non lontano da Sofia, in Bulgaria, dove possono inoltre godere di un clima tendenzialmente ottimale per evitare pericolosi surriscadalmenti dei server.


Come analizzare il consumo energetico del bitcoin.

Il parametro più importante per poter effettuare un’analisi concreta sul dispendio energetico della criptovaluta è, certamente, l’hashrate. L’hashrate è l’indice di calcolo della potenza di elaborazione del bitcoin e consente la misurazione del numero di operazioni per secondo effettuate. In maniera direttamente proporzionale, più il calcolatore utilizzato è forte e maggiore sarà la sua possibilità di assolvere ai calcoli legati alle attività di mining.
Un’analisi compiuta dal portale
Selectra ha analizzato il consumo energetico del bitcoin partendo dall’hashrate ed espandendo la propria rete di analisi ad altri 3 indici: la potenza di calcolo dell’Antminer S9 (allo stato attuale il più moderno hardware per estrarre bitcoin), la sua potenza elettrica e il numero di transazioni quotidiane compiute.

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Dispendio del bitcoin in numeri.

Attraverso tali rilevatori si è potuta effettuare una stima del dispendio energetico legato a ciascuna transazione, stimando un consumo globale di 1.5 miliardi di watt al secondo e di 100KWh per ogni transazione, ossia due settimane di normalità di una famiglia media italiana. Allargando il raggio d’analisi si arriva a osservare come, in un anno, l’attuale dispendio in termini di potenza elettrica sia di 13 TWh, pari a circa metà della quantità energetica di cui ha bisogno ogni anno l’Irlanda (26 TWh) e superando intere regioni del nostro paese come la Calabria e l’Umbria, che consumano circa 5TWh annuali.

Qual è il futuro energetico del mining?

Se è vero che molto spesso viene sottolineato come le operazioni bancarie non fossero a impatto 0 in termini energetici, risulta interessante scoprire quale sarà la sostenibilità futura delle criptovalute nel tempo. Diversi analisti sottolineano – come fatto presente in uno studio recente dell’Università di Cambridge – che il consumo energetico continuerà a salire anche per via della domanda, fortemente influenzata dall’intrinseco sistema a network delle criptovalute. Secondo un rapporto della banca d’affari Morgan Stanley la necessità di potenza computazionale per creare bitcoin è attualmente pari alla quantità di due anni di consumo elettrico di una famiglia media americana e la domanda pare destinata a triplicarsi. Inoltre, allo stato attuale, i maggiori network legati all’estrazione di bitcoin (mining pool), sono tutti in Cina dove i costi sono sì contenuti, ma l’energia arriva da inquinanti centrali a carbone, con un impatto ambientale non trascurabile soprattutto in un lungo periodo.
Proprio a tal senso va osservata con parecchia attenzione la fase di sviluppo di mining con energia pulita, attualmente in fase di studio (pare) anche da parte del creatore di Ethereum e che condurrebbe a una nuova era utile anche contro problematiche energetiche.


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